zenni-1Esiste una “musica nera”? Dove nascono gli strereotipi razziali? E chi li ha creati? A queste domande ha risposto Stefano Zenni nel suo libro ““Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore” (EDT, 2016), presentato a Vibo Valentia durante la quinta giornata del Tropea Festival Leggere&Scrivere 2016, giunto quest’anno alla quinta edizione. Zenni, musicologo e docente al Conservatorio di Bologna, ha conversato a Palazzo Gagliardi, fulcro e cuore pulsante del Festival letterario ideato dal Sistema Bibliotecario Vibonese, con Alessandro Besselva Averame affrontando in campo aperto una materia così delicata come quella del razzismo. Il docente abbruzzese dimostra nel suo libro che la musica sa essere un esempio mirabile di collaborazione fra individui e comunità. «Il razzismo è stato creato dai sovrani di Spagna Ferdinando e Isabella durante l’Inquisizione – spiega Zenni –. Il concetto di “nero” creato negli Stati Uniti ha contribuito a formare un’ideologia distorta. Questa è un’invenzione giuridica». Non solo nella musica, evidenzia l’autore del libro, questi pregiudizi hanno fuorviato l’immaginario collettivo, soprattutto occidentale. «Ma nel cinema di Spike Lee fortunatamente non è così», dice Zenni prendendo come esempio il regista di origini afroamericane celebre per le rappresentazioni filmiche fuori dagli schemi precostituiti e tradizionali della società statunitense. «Il razzismo va combattuto – continua il musicologo – con la cultura e con la riflessione. La distinzione in razze è un concetto falso. Le identità non sono mai stabili ma fluide. E qui, ospite di un festival letterario, è la migliore occasione per dirlo».