Galimberti

La trasformazione dell’uomo nell’età della tecnica. Umberto Galimberti, nell’ambito dell’appuntamento introdotto da Caterina Villì al TF Leggere&Scrivere, parla di una tecnica non più nelle mani dell’uomo: “L’era in cui l’uomo era al centro dell’universo è terminata”. L’uomo di oggi è un essere mancante, non più in sintonia con la natura. Una problematica di cui, per prima, se ne fece carico il mondo greco. Proprio qui, infatti, si guardò la natura, cercando di catturare le leggi: “Ma la natura risultava inviolabile, regolata dalla categoria della necessità”. Problematiche sviscerate da Eschilo che, nella tragedia “Prometeo incatenato”, “mette in scena il rapporto tra tecnica e natura”. Il filantropo, condannato da Zeus, aveva osato concedere al genere umano il fuoco e il calcolo. “E’ più forte la tecnica o la natura?” chiederà il coro. Ma la risposta del titano, ancorata al periodo storico di riferimento, non può considerarsi valida tutt’oggi: “La tecnica è di gran lunga più debole di quanto non sia le legge della necessità che governa la natura”. La cultura giudaica e cristiana, invece, secoli dopo, prevederà la natura come creatura di Dio e perciò buona, consegnata all’uomo per il suo dominio. Una concezione che rimarrà valida anche nel 1600. Con Bacone, in particolare, la scienza s’incastrerà in un programma religioso. Galimberti ha poi concentrato l’attenzione sulla tecnica non più mezzo, ma condizione per raggiungere uno scopo. La tecnica diventa quindi fine, e tutto viene a lei subordinato. Valutando scenari attuali: “La politica per decidere guarda l’economia. L’economia per decidere guarda le risorse economiche”. La tecnica, nella modernità, non è più interessata a lotte di classe poichè è in grado di arrestare un intero processo, interrompendo un piccolo settore: “Gli americani lo chiamano “il potere di non fare”; e questo astenersi è più efficace di quanto non lo siano le manifestazioni di piazza”. Dal punto di vista etico, secondo l’intellettuale, il discorso andrebbe ancora peggio. E mentre si continua a pensare la tecnica come strumento a nostra disposizione, in realtà è diventata l’ambiente che ci circonda. Si comprende solo ciò che è utile, immediato. Ma ciò su cui bisogna riflettere, in un’epoca dominata dalla tecnologia, e dove paradossalmente si posseggono telefonini più intelligenti delle persone, è che “Non esiste una tecnica buona o cattiva. Dipende tutto dall’uso che ciascuno di noi fa”.