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La terza giornata del TF Leggere&Scrivere 2016, la kermesse letteraria ideata dal Sistema Bibliotecario Vibonese, è iniziata con la presentazione della raccolta di saggi “Sul buono e sul cattivo uso dei Bronzi di Riace” (Donzelli, 2015). Il libro, curato da Salvatore Settis e Maurizio Paoletti, raccoglie il contributo di autorevoli personalità delle istituzioni museali e del mondo della storia dell’arte e dell’archeologia. Oggi, a Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia, Maurizio Paoletti, docente di Archeologia Classica all’Università della Calabria, ha conversato con Stefania Mancuso spiegando le ragioni che hanno portato alla stesura del testo, fortemente voluto dall’editore Carmine Donzelli. Un libro che ripercorre la storia delle statue bronzee conservate nel Museo archeologico di Reggio Calabria. Una storia, secondo gli autori, che non rappresenta spesso il valore storico di questo ritrovamento. Tante volte, dice Paoletti, «le statue sono state utilizzate impropriamente, anche dagli stessi archeologi. Infatti in 40 anni non sono riusciti a dare un nome alle due statue: chiamandole A e B». Ma il libro propone anche la congettura sui Bronzi degli studiosi tedeschi Vinzenz e Ulrike Brinkmann, presentata ufficialmente in Germania pochi mesi fa. Secondo i Brinkmann il Bronzo B indosserebbe originariamente un copricapo raro, la cosiddetta alopekis (un berretto di pelle di volpe, tipico dei Traci) e i due Bronzi sarebbero nati per stare in relazione narrativa tra di loro. La terza rinascita dei Bronzi di Riace, la definisce Settis nel libro. Paoletti evidenzia i passaggi fondamentali che hanno accompagnato la storia recente dei Bronzi: dalla scoperta nelle acque presso Riace ai tre delicati restauri, alla nuova musealizzazione a Reggio Calabria.                               Il docente universitario non risparmia le critiche per i cattivi usi dei Bronzi. Pubblicità per contrastare il cancro alla prostata, celebrare la festa della donna, promuovere il turismo in regione. Cita anche la polemica con Sgarbi quando ha chiesto le statue bronzee per l’Expo di Milano. «Cosa c’entrano i Bronzi con il cibo? Inoltre le statue – continua Paoletti – sono originarie della Grecia e quindi non hanno nulla a che vedere con l’identità italica. Bisogna rispettare le prerogative dei tecnici». «Al pari dei Bronzi c’è solo la Gioconda», conclude il docente. La ricca giornata prevista dal Festival, giunto quest’anno alla quinta edizione, continua nel pomeriggio con incontri e dibattiti. Alle 17 ci sarà Antonio Padellaro, il fondatore de Il Fatto Quotidiano; alle 18 Fausto Bertinotti presenterà il suo libro “Sempre daccapo. Conversazione con Roberto Donadoni”; si conclude il programma giornaliero alle 21 con Irene Grandi che racconterà se stessa.