soriano-calabro-2

 

Il paese è immerso  in una vallata circondata da castagni e uliveti ai piedi di una collina  dove dei monaci basiliani avevano fondato una piccola  chiesa dedicata a Sana Maria degli Angeli.

Sulla fondazione di Soriano, ci sono diverse ipotesi, secondo alcuni ha origini molto antiche (700 anni prima di Cristo) venne fondata da siriani, da qui deriverebbe il nome. Altri invece fanno risalire la sua fondazione al periodo della lotta iconoclasta (VII-VIII secolo d.c), altri all’epoca normanna. Fino al 1496 fece parte dello “stato” di Arena, fu poi feudo dei Carafa. Ma subito dopo, nel 1510, con la fondazione dell’importante  convento di San Domenico, passò a quest’ordine.

Con il terremoto del 1783 Soriano venne quasi completamente distrutta assieme al Santuario e successivamente alla sua ricostruzione, avvenuta nel secolo seguente, si accentuò il distacco tra Soriano alto, ai piedi dei monti delle Serre, e Soriano basso che venne ricostruito più a valle. Con l’ordinamento francese del 1811, infine, si arrivò alla istituzione di due comuni distinti: Sorianello e Soriano Calabro.

Il santuario di San Domenico, principale luogo di culto cattolico del paese, è stato ricostruito nel 1838 sul sito di uno dei chiostri dell’antico, omonimo convento seicentesco. L’architettura della chiesa è tardo barocca: all’interno è conservata una statua di san Domenico scolpita in un unico tronco di tiglio dallo scultore sorianese Giuseppe Ruffo nel 1855, protagonista di eventi miracolosi nel 1870 e nel 1884. Nell’attiguo ex-convento dei padri domenicani, ricostruito in un’ala dell’antico convento, ha sede il municipio di Soriano Calabro ed una raccolta di reperti dell’antico edificio.

Annessa al convento è la Biblioteca San Tommaso d’Aquino, gestita dai domenicani e contenente circa 12.000 volumi di cui molti stampati nella tipografia del convento istituita nel 1664.

Di grande attrazione e fonte di orgoglio per i cittadini e per tutta la provincia di Vibo è la Biblioteca Calabrese, fondata e diretta da Nicola Provenzano dal 1980, che comprende un patrimonio librario, dalle cinquecentine ai più recenti, dedicato esclusivamente alla Calabria e ai calabresi di oltre 30.000 titoli.

Nel 2010 è stato aperto il Museo dei Marmi (MuMar), nel complesso conventuale di San Domenico, negli antichi ambienti restaurati del Refettorio e della Cucina. Raccoglie opere dei secoli XVII-XVIII provenienti dal prestigioso complesso.

Le 200 opere sono distribuite in tre sezioni. La prima raccoglie frammenti dell’altare maggiore dello scultore seicentesco Martino Longhi, con sculture di Matteo Boselli; la seconda comprende frammenti della decorazione marmorea che adornavano la navata esemplata, sulla decorazione della basilica di S. Pietro, da Giuseppe Scaglia; la terza è dedicata al cospicuo gruppo di frammenti provenienti dall’altare maggiore settecentesco, tra i quali alcuni busti decorativi di grande pregio. Una menzione particolare merita il busto di S. Domenico di Giuliano Finelli, allievo del Bernini.  Di non minore interesse sono la Madonna degli Angeli attribuita a Giuseppe Scaglia e ritrovata in un’edicola votiva, nonché un Angiolone, di Antonio Corradini. La raccolta annovera, inoltre, opere di Cosimo Fanzago, Matteo Bottigliero, Francesco Pagano e Francois Dusqunois, a dell’importanza di cui ha goduto il complesso architettonico di Soriano nei secoli passati.

Di particolare importanza infine l’ industria dolciaria sviluppatasi attorno alla tradizionale produzione dei “mostaccioli”, i tipici dolci dalle tipiche forme antropomorfe e zoomorfe, presenti nelle fiere e sagre religiose della Calabria e della Sicilia.