I ragazzi sono il pubblico privilegiato della lectio magistralis che Carlo Freccero ha tenuto al Festival Leggere&Scrivere. Lo scrittore riflette sufreccero (1)lla dirompenza del fenomeno “serie TV” durante gli ultimi anni e si sofferma sulla differenza tra serie anni ’80-’90, caratterizzate da uno storytelling lineare, basato sulla ripetitività e legato alle esigenze delle TV commerciale e i cambiamenti avvenuto in seguito allo sviluppo di internet e all’evoluzione digitale. Dal 2000 in poi, abbiamo avuto il moltiplicarsi dei canali televisivi e la TV ha cominciato sempre più a somigliare a internet: i telefilm sono diventati di conseguenza più specifici, mirati, adatti alle esigenze di un target diversificato.

Questo ha certamente influenzato la scrittura di storie per la TV e non: «Scrivere – ha spiegato Freccero non è un atto naturale, ma esige delle conoscenze tecniche specifiche», e le trame delle storie tendono a ripetersi. Quel che può cambiare è la nostra capacità di rielaborare, inserire delle variazioni, e l’avvento del PC ci permette di lavorare sulle trame “a blocchi”, articolando le storie secondo meccanismi ancora più complessi, e basati su regole e elementi che richiamano i videogames, riconoscibili in telefilm acclamati come Lost o Il trono di spade. Anche la percezione dei personaggi cambia, con uno spostamento di prospettiva che porta in primo piano non più l’eroe positivo, bensì il cattivo e i molteplici elementi che rappresefreccero (2)ntano una critica alla società.

«La cultura classica – ha evidenziato Freccero – rappresenta ancora oggi la base per la narrativa della nostra civiltà». Possiamo infatti ritrovare all’interno della mitologia o della tragedia greca, gli stessi intrecci, gli stessi meccanismi presenti nei film e nei romanzi che amiamo oggi: Aristotele è all’origine di Tarantino, Walt Disney, Lost.